il primo circolo per soci con servizio di risto-pub totalmente vegan / the first vegan club in Rome.

Giovedì 19/04 alle 21 proiezione di The Cove

“The Cove”, dall’oceano alle gabbie la vera vita dei delfini

L’eco-film che sta facendo discutere l’America denuncia la cattura dei delfini in Giappone.
E dopo averlo visto divertirsi ai parchi acquatici sarà più difficile…

Era giovane, aveva un lavoro molto glamour e una Porsche. Ma quando l’amata Kathy gli morì fra le braccia, Ric O’ Barry capì che avrebbe dovuto lasciare per sempre a bordo piscina cerchi e bacchette, i suoi strumenti da addestratore di piccoli cetacei. Kathy era una femmina di delfino che, depressa da un vita in gabbia, si era lanciata fuori dalla vasca per suicidarsi, trattenendo il respiro. Ed era anche uno dei delfini che lui, a partire dagli anni sessanta, aveva catturato per farli recitare nella serie tv “Flipper” o per “liberarli” nelle vasche dei parchi acquatici, dove avrebbero fatto divertire i bambini con le loro acrobazie.
Ma qui non c’entra il sorriso dei bambini. Qui si parla di un traffico da 2 miliardi di dollari all’anno, sospeso fra la legalità e il coinvolgimento della Yazuka, la mafia giapponese, un business che condanna migliaia di delfini a un destino di morte, che provoca lo sconvolgimento degli equilibri del mare e perfino rischi per la salute umana. Dal giorno della morte di Kathy Ric O’ Barry ha iniziato a impegnarsi per il boicottaggio dei parchi acquatici, tagliando le reti delle loro gabbie da Haiti al Brasile e scrivendo libri. L’Onu, nel 1991, gli ha conferito un premio per l’impegno ambientale.
Ma oggi tutte le sue energie si concentrano intorno a una tremenda scoperta: quella di “The Cove”, una placida laguna sulle coste di Taiji, in Giappone, al centro di un parco nazionale, punto di incontro fra i delfini e luogo dove ogni anno, per sei mesi, si danno appuntamento i cacciatori di cetacei, pescatori e aquirenti occidentali pronti a sborsare anche 150 mila dollari per aggiudicarsi un delfino da portare nelle loro megapiscine. I giapponesi catturano illegalmente 23mila delfini l’anno, appellandosi alla legislazione della International Whaling Commission che consente la pesca – limitata – dei piccoli cetacei. Quasi la metà dei delfini che vivono in gabbia, però, muore nel giro di due anni: in libertà nuotano per più di 40 km al giorno e scendono anche a 100 metri di profondità. Jacques Costeau una volta ha detto che «studiare il comportamento dei delfini partendo da quello degli esemplari in cattività è come pensare che l’umanità sia composta solo da chi è in carcere».

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